C'è chi ha cambiato città. Chi ha cambiato paese.
Chi ha cambiato casa — muri ancora vuoti,
parquet nuovo, tutto da riempire.
E poi c'è chi è arrivato di nuovo:
piccoli, appena sfornati, già protagonisti.
Eppure eccoci qui. Tutti insieme.
Come se non fosse mai passato niente.
Le stanze vuote sono la forma più onesta di un nuovo inizio. Ci vuole coraggio a lasciare tutto — e ancora di più a portare gli amici a vedere i muri prima dei mobili.
Il selfie di rito nel salone ancora vuoto.
«Qui metterò il divano.» «E lì?» «Non lo so ancora.»
"Quando gli amici attraversano la porta di una casa vuota, la riempiono già."— nessuno famoso, ma qualcuno lo pensa
Quando arriva qualcuno di nuovo — che sia un bebè o una persona — tutti si stringono intorno, curiosi e teneri allo stesso modo.
La cucina: già operativa il giorno uno.
Niente inaugura una casa meglio di un bicchiere aperto.
France e Italia si incrociano di continuo.
Nei treni, nelle cucine, nei messaggi vocali alle undici di sera.
E ogni tanto — per fortuna — in persona.
Ai nuovi nati. Alle nuove case.
A chi resta e a chi si sposta.
Alle amicizie che non chiedono il permesso alla geografia.